L’idea del posto fisso come traguardo di vita non è più il riferimento centrale per molti giovani italiani. Non si tratta di disillusione o disimpegno, ma di un cambiamento profondo nel modo di interpretare il lavoro, sempre più percepito come un percorso aperto e adattabile. In un mercato segnato da trasformazioni tecnologiche, globalizzazione e instabilità, le nuove generazioni mostrano un atteggiamento pragmatico, orientato alla sperimentazione più che alla fedeltà a un’unica traiettoria professionale.
Questa evoluzione va letta anche nel contesto di un mercato del lavoro che, pur mostrando segnali di crescita complessiva, fatica a offrire certezze ai più giovani.
I dati macroeconomici indicano un miglioramento dell’occupazione, ma concentrato soprattutto sulle fasce d’età più alte, mentre per gli under 35 le opportunità restano frammentate e spesso meno stabili. In questo scenario, la flessibilità non appare come una scelta ideologica, ma come una necessità strutturale.
La ricerca di Orienta condotta su 1.500 giovani tra i 25 e i 35 anni mostra come questa consapevolezza si traduca in comportamenti concreti: l’85% ha accettato lavori non in linea con le proprie aspirazioni pur di fare esperienza, mentre l’83% ha modificato nel tempo i propri obiettivi di carriera. Anche i criteri di scelta di un impiego sono cambiati: l’ambiente di lavoro è indicato come priorità dal 32% degli intervistati, seguito da flessibilità e retribuzione (25%), mentre la stabilità scende al 18%.
Il benessere professionale è sempre più legato alle relazioni: il 36% individua nel team il principale fattore di soddisfazione e il 30% nella crescita professionale.
Sul fronte della formazione, emerge un forte disallineamento: l’88% dei giovani ritiene che l’università non prepari adeguatamente al mondo del lavoro, mentre il 54% riconosce l’importanza della formazione continua, ostacolata però da costi elevati e mancanza di tempo.
Come sottolinea Giuseppe Biazzo, Amministratore Delegato di Orienta, questa è una generazione consapevole e flessibile, "meno legata ai modelli tradizionali di carriera e molto più attenta alla qualità dell’ambiente di lavoro". Una generazione che cerca senso, relazioni e possibilità di crescita più che certezze immutabili.
La sfida, per istituzioni e imprese, è trasformare questa adattabilità in opportunità sostenibili, evitando che la flessibilità si traduca solo in precarietà strutturale.
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